Parliamo di Inter, di nuovo

Oh, che non si dica che parlo di Inter solo quando vince. Si, perché dopo il 5-0 alla Sampdoria e il 3-0 all’Hellas Verona non ho voluto scriverne, così come dopo il pareggio nel derby. Arriva la sconfitta di Torino e si, qualcosina da dire ce l’ho.

L’ultima volta che ho parlato di Inter, mi ero davvero arrabbiato per la partita col Napoli, che molti hanno trovato positiva e inizio di quelle due vittorie successive arrivate per ridare un po’ d’aria ad un ambiente sconsolato. Tutti quei problemi di cui avevo parlato erano stati apparentemente risolti dall’intuizione di Spalletti di far giocare Brozovic e Gagliardini in mediana e Rafinha trequartista dietro Icardi, in modo da collegare tutti i reparti al meglio e avere nel brasiliano ex Barcellona l’uomo-ripartenza da far correre e dribblare per creare le azioni.  Tutto molto bello e funzionale in due partite in cui le cose sono andate per il verso giusto, cioè contro Hellas e Samp, dove si è andati in vantaggio piuttosto presto e si è dovuto fare un tutto sommato accettabile match control sfruttando qualche ripartenza contro squadre sbilanciate alla ricerca del pareggio.

E, intendiamoci, col Milan è stata una partita tutto sommato positiva, con i rossoneri sfiancati da un periodo in cui hanno dato davvero tutto e noi decisamente in palla. Peccato che si è ben deciso di sprecare tutto lo sprecabile e tornare con un misero punticino da una partita dov’era importantissimo prendere 3. Ma, vabbè, col Torino si è partiti bene, sempre aggressivi, sempre alla ricerca del gol, con Sirigu ricordatosi proprio domenica che se Buffon si ritira e Donnarumma ha ancora 20 anni magari c’è ancora tempo per lottare per la Nazionale. Poi, gol di Ljajic, e il buio totale.

Buio nonostante un secondo tempo a mille con varie azioni create e un palo preso? Si, buio. Perché quell’Inter non ha creato tutto quello per particolari meriti, ma solo perché il Torino, stanco di fare il pressing super aggressivo visto nel primo tempo, si è ritirato nella propria area di rigore, ha creato il fortino intorno a Icardi, e tanti saluti alla rimonta. Perché dico questo? Perché, onestamente, ma ditemi nell’Inter chi cavolo dovrebbe segnare? Contro una squadra che si difende in quel modo, l’unica maniera è stanare i difensori usando ali che puntano l’uomo e centrocampisti forti nel tiro, così da costringere i difensori alla doppia scelta: difendere su Icardi o andare incontro per proteggere il tiro.

Invece, finché è rimasto Borja Valero, nonostante un paio di volte ci fosse lo specchio della porta bello libero per una sassata dalla distanza, nessun tipo di tiro, quasi quel fondamentale lì mancasse completamente. Perisic il tiro dalla distanza non lo riesce proprio a sviluppare, esibendosi in scarpate fuori dallo stadio o a mozzarelle tra le mani del portiere; Brozovic ce l’avrebbe pure, ma il 90% del tempo gioca basso per evitare di prendere contropiedi e non ha un gran dribbling per saltare l’uomo e liberarsi lo spazio; Candreva ha un buon piede ma è così lento che non va mai nell’uno contro uno e quindi o l’avversario si accascia volontariamente concedendogli il tiro o niente. E un paio di tiri decenti Candreva li ha pure fatti (nel primo tempo, che dopo 50 minuti di gioco di solito il buon Antonio è completamente bollito), però rigorosamente centrali e facili da parare. Gagliardini ha i piedi giusto per camminare, nonostante si lanci in area a sbagliare colpi di testa anche quando è completamente smarcato. Rafinha, invece, è un giocatore che viene sistematicamente triplicato, quindi di solito per lui è più intelligente smarcare il compagno al tiro, come sistematicamente cerca di fare. Ci sarebbe Karamoh, subentrato, che ci ha anche provato un paio di volte senza trovare spazi, finché Spalletti ha messo Ranocchia a far la punta centrale (dai è una roba che si commenta da sola, non c’è seriamente bisogno che dica nulla), e tutti quanti hanno deciso di provare a far cross inutili perché era entrato tale specialista nei gol di testa (?).

Sarò troppo critico, o quello che volete, ma trovo semplicemente inaccettabile che uno come Perisic sia poco più che un orpello decorativo in questa squadra. Che Icardi stia sempre in area ad attendere l’opportunità ma che non aiuti lo sviluppo del gioco ormai è appurato, c’è poco da fare, e francamente, se in area è normalmente un killer che ti punisce appena può (tolto che col Milan, dove aveva deciso di averne già fatti troppi all’andata), lo si può anche accettare. Ma avere un esterno come Ivan, pagato 6 milioni l’anno, che non attira mai il gioco su di sé, che raramente punta l’uomo e che non tira praticamente mai in porta con efficacia, soprattutto da fuori, è davvero inaccettabile. E non mi si parlasse delle prestazioni contro Hellas e Samp, senza dubbio positive, ma influenzate anche da due squadre che concedevano, per vari motivi, molti più spazi. E dire che il Perisic di inizio anno mi era sembrato un fenomeno, maturato, cresciuto e molto più forte che in passato.

Ora si va a giocare a Bergamo, senza Brozovic squalificato e con Vecino forse infortunato. Non proprio una situazione ideale, ma ormai le partite rimaste sono tutte finali. Ad oggi siamo quinti, cioè fuori dall’obiettivo principale. Bisogna lavorare e soprattutto vincere. Poi, riguardo allo squallore di combattere come muli ogni anno per sperare in un quarto posto ne parliamo in un altro articolo.

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